AMSTERDAM
New York, 1933. Il dottor Burt Berendsen e l’avvocato Harold Woodman sono amici fraterni e colleghi di lavoro, dal giorno in cui il generale Meekins li ha fatti conoscere, sul fronte europeo, durante la prima guerra mondiale. Ed è proprio al cospetto del cadavere di Meekins, con ogni probabilità dovuto ad avvelenamento, che i due si trovano a dover nuovamente guardarsi le spalle, perché qualcuno li vuole morti, o per lo meno al fresco. Determinati a vendicare il loro superiore, Burt e Harold finiscono nella ricca tenuta dei Voze, dove incontrano Valérie, ex infermiera di guerra e grande amore di Harold, sparita nel nulla dodici anni prima. Ad Amsterdam, a quel tempo, i tre avevano giurato di proteggersi a vicenda, e ora rinnovano la promessa, mentre si addentrano tra le maglie di una cospirazione che minaccia di far saltare le fondamenta della democrazia americana.
Nel film ci sono Jules e Jim e Chinatown, Man Ray e Aldo Raine, la psicofarmacologia e il birdwatching, la commedia e l’antifascismo, a partire da una storia in buona parte vera e dal desiderio di metterci in guardia, in questi tempi senza amore e senza coscienza, sulla pericolosa tendenza della Storia (quella con la maiuscola) a ripetersi nonostante tutto.
Tre amici che promettono di prendersi cura l’uno dell’altro, in qualsiasi situazione, fungono da emblema di ciò che dovrebbe essere e non è, a livello di individui e di nazioni, e di uno stile di vita che crede nella condivisione di avventure e sofferenze (l’amore di Burt per i veterani, quello di Valérie per l’arte) e non mira soltanto all’arricchimento spasmodico e personale.
Il divertimento e la convinzione che Christian Bale mette nel suo personaggio, il magnetismo di Margot Robbie, e in generale il modo in cui tutto il cast si presta a lasciarsi deformare dalla lente del grottesco, confermano che motivi di interesse e di intrattenimento ci sono.

