Doppio sospetto

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Doppio sospetto
Quando un'improvvisa tragedia sradica le vite di due donne e delle loro famiglie.
Doppio sospetto
(Duelles)
Regia: Olivier Masset-Depasse
Cast: Veerle Baetens, Anne Coesens, Mehdi Nebbou, Arieh Worthalter, Jules Lefebvres
Genere: Drammatico
Durata: 97 min. - colore
Produzione: Francia, Belgio (2018)
Distribuzione: Teodora Film
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Alice e Céline abitano in due villette a schiera collegate e sono migliori amiche, praticamente sorelle. Come le loro case, anche le loro famiglie sono speculari. Fino al giorno in cui Alice non assiste, impotente, alla morte del figlio di Céline, precipitato dalla finestra della sua camera. Accecata dal dolore, Céline rimprovera inizialmente all’amica di non aver fatto tutto il possibile per salvarlo, salvo poi scusarsi e cercare sempre di più la sua compagnia e quella del suo bambino. Ma accadono fatti strani e inquietanti e Alice non sa più a chi credere.

Il regista di Illégal porta sullo schermo il romanzo di Barbara Abel “Derrière la haine” con un occhio a Hitchcock e l’altro a Douglas Sirk.

Fare di due mostri sacri i propri spiriti guida non significa automaticamente essere in grado di riprodurne l’abilità e gli esiti artistici, ma non c’è dubbio che Olivier Masset-Depasse si sia messo nella giusta direzione, scegliendo per questo thriller psicologico la strada dell’eleganza della tensione e del congelamento del dramma.

L’ambientazione anni Sessanta, che ci riporta immediatamente ai capolavori del genere, non risulta solo un esercizio di stile sulla falsa riga degli illustri modelli, ma possiede un nucleo di senso: man mano che il film avanza diventa infatti sempre più evidente la condizione di prigionia in cui il regista belga ha chiusto le protagoniste, anche se dall’esterno la prigione appare dorata e domestica. L’estetica d’antan, cioè, è efficacemente funzionale alla creazione di clima emotivo algido e trattenuto che congela i sentimenti non socialmente accettabili e fa brillare le interpretazioni della bionda Veerle Baetens e della musa del regista, la mora Anne Coesens.

Là dove l’ordinario è rigidamente tenuto sotto controllo, l’orrore è nascosto dietro la siepe e l’emozione repressa nutre le follia. Sotto la maschera del trucco e del buon vicinato, delle acconciature cotonate e delle festicciole in giardino, si consuma così la trasformazione di un’amicizia simbiotica nel suo doppio speculare e dunque opposto: un legame ambiguo e minaccioso, minato nelle fondamenta fiduciarie e non più passibile di reale sincerità ma solo di sospetti incrociati e atti di “riflesso”.