IL FRUTTO DELLA TARDA ESTATE
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Nel nord-ovest rurale della Tunisia, l’estate volge al termine ed è periodo di raccolta dei fichi. Nell’arco di una singola giornata, una squadra di lavoratori stagionali parla e discute tra una cesta di frutta e l’altra. C’è da difendersi dalle avances e dai piccoli soprusi del proprietario del frutteto Saber, rivendicare la propria autonomia come fanno Fidé e Melek, tornare in gruppo dopo una lunga assenza come Abdou, e navigare le aspettative di una futura unione come nel caso di Sana e Firas. Dall’alba al tramonto, le loro storie si intrecciano sotto l’ombra gentile degli alberi di fico.
Esordio nel cinema di finzione per la regista franco-tunisina Erige Sehiri, il film è un pregevole spaccato di vita agricola dagli spiccati riflessi di analisi socio-culturale, tutta declinata al femminile.
Sehiri, che viene dal documentario, sa bene quanto sia importante radicarsi nell’osservazione di un luogo, e nel lasciare che la storia emerga dalle personalità che si incontrano. Ha scovato quindi il suo soggetto e i suoi personaggi a partire dall’attrice Fide Fdhili e dalla realtà che la circonda, facendone la chiave d’ingresso per un ritratto generazionale di giovani donne (e, appena un passo indietro, giovani uomini).
Il frutteto diventa un luogo d’incontro e di scambio, dove si consuma il chiacchiericcio, si stuzzica il desiderio, e là dove il sole crea l’ombra va in scena la negoziazione di costumi in perenne cambiamento – tra i sessi, tra le generazioni, tra chi lavora e chi ha l’autorità della decisione. La struttura del film è leggera ed elastica, con qualche punto in comune con il successo recente dello spagnolo Alcarras (una poetica dell’estemporaneo che fa contrasto con la sacra ciclicità del mondo agricolo), ma è soprattutto debitrice verso il cinema di Abdellatif Kechiche, di cui riprende l’ossessione naturalistica e l’indipendenza dalla sceneggiatura in favore della creazione di situazioni in cui coltivare il lavoro degli attori.
Lo certifica il nome di Ghalya Lacroix tra gli sceneggiatori (collaboratrice di Kechiche in Cous cous, La vita di Adele e la saga di Mektoub), ma è Sehiri ad assicurare il senso di vissuto su schermo e una cadenza del racconto che accoglie lo spettatore con disarmante facilità. È così che questa “giornata particolare” di raccolta dei fichi ci sembra al tempo stesso volare via e non finire mai.

