Opus – Venera la tua stella

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Il connubio tra horror e A24 è certamente tra i più rilevanti nel panorama cinematografico dell’ultimo decennio. Diversi film prodotti o distribuiti da A24 hanno ridefinito il genere caratterizzandosi per un’impronta riconoscibile, dalla trilogia di Ari Aster – Hereditary – Le radici del male (2018), Midsommar – Il villaggio dei dannati (2019), Beau ha paura (2023) – a quella di Ti West – X: A Sexy Horror Story (X) (2022), Pearl (2022), MaXXXine (2024) – passando per The Witch (2015) e The Lighthouse (2019) di Robert Eggers o Men (2022) di Alex Garland.
La storia ruota attorno alla popstar immaginaria Alfred Moretti (interpretato con la consueta maestria da John Malkovich), di ritorno sulle scene dopo oltre vent’anni. Per lanciare in anteprima il suo nuovo e attesissimo album, Moretti organizza uno strano ed esclusivo ritiro stampa in un ranch isolato dove invita un ristretto gruppo di critici, giornalisti, influencer musicali. Tra loro c’è la giovane Ariel (Ayo Edebiri) che presto si renderà conto di essere precipitata dentro una situazione sempre più angosciante e pericolosa, senza la possibilità di comunicare con il mondo esterno e dovendo sottostare a regole coercitive e sospette.
Il film di Green riflette sulla relazione tossica tra l’artista e il suo pubblico adorante, e sul potere manipolatorio dell’icona divistica, temi che recentemente erano stati toccati anche da The Idol (2023), la miniserie di Sam Levinson con Lily-Rose Depp prodotta anch’essa da A24 e ambientata sempre nello showbiz musicale. La presenza magnetica di John Malkovich è perfetta per rendere l’aura misteriosa del cantante-guru Alfred Moretti, il suo ego ipertrofico e il suo fascino indecifrabile e seduttivo ma pure in grado di incutere timore. Ed è brava a tenergli testa nei panni di Ariel l’emergente e talentuosa Ayo Edebiri, già nota per la serie televisiva The Bear e la commedia irriverente Bottoms (2023) di Emma Seligman.
In un crescendo di tensione claustrofobica, il gioco di controllo e violenza psicologica orchestrato da Alfred Moretti si dipana con l’intento di cercare vendetta contro chi aveva parlato male di lui. E trova terreno fertile nel gruppo isolato che assume via via suo malgrado i tratti di una setta. La manipolazione si alimenta dunque di quella chiusura, rivelando un aspetto significativo del nostro presente in cui la comunità è frammentata in bolle sempre più autoreferenziali, nelle quali si tende più facilmente a mettere sull’altare un idolo e a radicalizzare la propria visione del mondo.

