RADIOGRAPH OF A FAMILY

PROGRAMMAZIONE
TERMINATA
RADIOGRAPH OF A FAMILY
UN VIAGGIO NELLA MEMORIA FAMIGLIARE DELLA REGISTA MA ANCHE NELLA STORIA DELLA RIVOLUZIONE IRANIANA.
RADIOGRAPH OF A FAMILY
Regia: Firouzeh KhosrovanI
Genere: Documentario
Durata: 80 min. - colore
Produzione: Norvegia (2020)
Distribuzione: ZaLab

Hossein, iraniano occidentalizzato, sposa Tayl, una donna del suo Paese che non ha mai lasciato la famiglia di origine. Insieme si trasferiranno in Svizzera, conducendo una vita lontana anni luce da quella che avrebbero vissuto in Iran, anche se il rapporto fra marito e moglie mostra qualche segno di disparità anche in terra straniera. Quando la coppia tornerà a Teheran le tradizioni avranno tuttavia il sopravvento e le difficoltà per Tayl aumenteranno: la sua casa diventerà una prigione dorata per sottrarsi alla quale, e per recuperare la propria identità e indipendenza, la donna si unirà ai movimenti fondamentalisti che hanno preso piede nel suo ritrovato Paese.

Radiograph of a family è la storia dei genitori della regista iraniana Firouzeh Khosrovani, anche autrice della sceneggiatura, che narra la loro vicenda in prima persona (anche se nell’originale è doppiata dalla montatrice Farahnaz Sharifi) e la ricostruisce attraverso fotografie e home movies.

Anche ai genitori della regista viene restituita una voce, poiché entrambi recitano dialoghi che la loro figlia può soltanto immaginare. Un leit motif visivo ricorda inoltre La famiglia di Ettore Scola: l’interno di una casa, quella iraniana della famiglia Khosrovani, dentro la quale la cinepresa avanza con il procedere della storia raccontata.
Radiograph of a family ricrea le difficoltà di una donna mediorientale calata in due culture diverse ma in qualche misura discriminatorie nei confronti del genere femminile, e soprattutto apre uno squarcio su una realtà poco conosciuta in occidente: la militarizzazione delle donne nell’esercito della Rivoluzione iraniana del 1979, e il modo in cui il loro attivismo politico e religioso abbia concesso a quelle combattenti un’autorevolezza e una misura di libertà opposta a quella che sarebbe stata poi negata dallo stesso regime fondamentalista. Un passaggio che si rivela utile anche per spiegare la radicalizzazione di molti combattenti islamici contemporanei che hanno trovato nella militanza una ragione di vita e un modo per non sentirsi gli ultimi della terra.